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Oscar 2016, il miglior regista sarà Tarantino?

Il rapporto tra Quentin Tarantino e gli Academy Award è stato sempre conflittuale. Malgrado le numerose nomination ai suoi film, gli Academy sono sempre stati restii a riconoscerne il suo genio e il suo talento. Complice un’iniziale atteggiamento provocatorio da parte del regista ai meccanismi e alle dinamiche che si celano dietro gli Oscar (probabilmente usare qualche parolaccia di troppo nel suo discorso di ringraziamenti quando vinse l’Oscar per la sceneggiatura di Pulp Fiction non l’ha di certo aiutato). Da allora le cose sono molto cambiate da entrambe le parti: da un lato Quentin è diventato più partecipativo agli eventi legati agli Academy Award e dall’altro il numero dei giovani artisti che sono stati ammessi tra i membri dell’Accademia è notevolmente aumentato producendo un cambio generazionale molto più propenso ad apprezzare lo stile e le tematiche affrontate da Tarantino. Per quanto riguarda la categoria miglior regista sono molti a credere che quest’anno sarà proprio Tarantino a vincere l’Oscar. Ma diamo uno sguardo ai 5 registi che già da ora sarebbero in pole position:

I) QUENTIN TARANTINO: di sicuro arriverà la sua quarta nomination all’Oscar nella categoria miglio regista dopo quella ottenuta per Pulp Fiction, Bastardi senza Gloria e Django Unchained. Il film che potrebbe fargli conquistare il suo primo Oscar come regista (ricordando che ne ha vinti 2 come sceneggiatore per Pulp Fiction e Django Unchained) è il western The Hateful Eight con un incredibile cast di cui fanno parte Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Michael Madsen, Tim Roth, Bruce Dern, Jennifer Jason Leigh, Walton Goggins e Demián Bichir.

II) STEVEN SPIELBERG: Per Spielberg si tratterà semplicemente di “contabilità” dato che appare abbastanza improbabile una sua vittoria, a fronte dei 2 oscar finora conquistati come regista (Schindler’s List e Salvate il soldato Ryan). Certo è che la nomination come miglior regista per Bridges of Spies (Il ponte delle Spie) con Tom Hanks potrebbe tranquillamente arrivare facendogli conquistare la sua ottava nomination come miglior regista (ha all’attivo I5 nominations come produttore e regista)

III) TODD HAYNES: Conosciuto ai più per aver vinto nel I995 con il film Safe il Sundance Film Festival, Todd Haynes potrebbe ricevere la sua prima nomination agli Oscar come miglior regista per il film Carol con Cate Blanchett e Rooney Mara. Pellicola che riprende le ambientazioni di Far from Heaven (da lui stesso diretto) omaggiando il grande cinema di Douglas Sirk, il maestro del melodramma cinematografico.

IV) DANNY BOYLE: Certa è anche la nomination di Danny Boyle per il biopic su Steve Jobs che farà tanto discutere permettendo al regista inglese famoso per film come Trainspotting e Piccoli omicidi tra amici di conquistare la sua seconda nomination come miglior regista dopo l’Oscar vinto per The Millionaire.

V) ALEANDRO GONZALEZ INARRITU: La nomination potrebbe arrivare, anche se una vittoria sarebbe quasi impossibile, dato che il regista ha vinto proprio quest’anno l’Oscar come miglior regista per Birdman (meritatissimo). Ad ogni modo sono molti a credere che il suo prossimo film The Revenant sarà insieme a quello di Tarantino (entrambi western) uno dei protagonisti della prossima notte degli Oscar e di conseguenza potrebbe conquistare la sua terza nomination dopo quella ottenuta per Babel e Birdman, senza contare quella ottenuta per Amores Perros nella categoria miglior film straniero in rappresentanza del Messico.

Big Eyes

Riuscirà finalmente Tim Burton a conquistare la statuetta?

È proprio vero che Oscar non è solo sinonimo di genio e talento, ma anche e soprattutto di forti relazioni pubbliche, marketing e promozione aggressiva, che spesso “illuminano” film che non meriterebbero la “luce”; viceversa film d’autore o spinti da una vivace e sperimentale forza creativa vengono relegati nelle categorie minori se non, addirittura, snobbati dagli Academy. Questa premessa è necessaria per introdurre l’artista “più dimenticato” dagli Oscar, sto parlando di Tim Burton, il cui cinema dalle ambientazioni gotiche, fiabesche, poetiche e fortemente malinconiche, incentrato molto spesso su temi quali l’emarginazione e la solitudine è stato spesso dimenticato dai membri dall’Academy. Basti pensare che Burton non ha mai vinto l’Oscar e ha all’attivo solo 2 nomination nella categoria miglior film d’animazione, la prima nel 2006 per La sposa cadavere e la seconda nel 2013 per Frankenweenie. Senza contare la scandalosa assenza di nomination per film come Edward mani di forbice, una straordinaria metafora sulla diversità, o Ed-Wood, un’originale omaggio a B-Movies. Sorte diversa in Europa dove accanto al BAFTA (l’Oscar inglese) come miglior regista per Sweeney Todd, e un Golden Globe al film, si è aggiudicato il Leone d’Oro alla carriera al Festival di Venezia. Quest’anno però per il solitario e introverso Tim che ama vivere lontano dalla mondanità di Hollywood potrebbe arrivare la sua prima nomination come regista nel suo nuovo lavoro cinematografico dal titolo, Big Eyes con Amy Adams e Cristopher Waltz, per la cui interpretazione si parla già di un 3 Oscar. Il dramma è la vera storia dell’artista Margaret Keane (Amy Adams) e di suo marito Walter (Christoph Waltz), i cui dipinti di bambini dai grandi occhi sono diventati un fenomeno culturale tra il 1950 e il 1960. Margaret era la vera artista, ma il mago del commercio era Walter. Quando i due si divisero, seguì una brutta battaglia legale che culminò con l’ordine di un giudice di dipingere entrambi nel palazzo di giustizia. Lui si rifiutò a causa di un dolore al braccio, mentre lei realizzò rapidamente un altro dei suoi distintivi dipinti.